PADOVA

20.06.2022

BENEDETTA la giornata in cui Padova mi concesse di cercare una sistemazione tra le sue mura. Un permesso che viene dato a molta gente ma che non tutti decidono di sfruttare a pieno. Ho sempre pensato di aver fatto al meglio il mio, avevo deciso fin dal primo giorno di lasciarmi trascinare dove volesse, dal suo vento serale onnipresente. Le ho sempre tenuto testa non per sovrastarla, ma per farle capire che, tutto ciò che mi regalava, lo intendevo come un dono, non come atto dovuto per la sua estrema gentilezza.
Penso di poter paragonare Padova a moltissime immagini, a svariate rappresentazioni della bellezza, che si possono incontrare durante una passeggiata autunnale con la felpa e le cuffie che riproducono la musica di cui hai estremamente bisogno in quel preciso istante. Penso che Padova potrebbe essere qualunque donna misteriosa, ma dall'animo premuroso, che si incontra in via Umberto Primo; potrebbe benissimo essere una corsa liberatoria ed energizzante sul lungo Piovego, condita da una leggera pioggerella che ti bagna le idee e al contempo te le pulisce e schiarisce; e perchè non paragonarla ad una corsa in bici sui chilometri di piste ciclabili che ti porterebbero fino al paradiso, se solo non avessero deciso che il paradiso potrebbe essere la stessa città; che poi oh, penso la si potrebbe anche paragonare alle piazze piene di misteri, di incontri, di incertezze, di pacchi e di paccari; Padova è i suoi parchi dove su un tavolino sta per nascere una brutta storia d'amore mentre, in quello affianco, sta per finire uno spettacolo di coppia che non tornerà mai, per nessuno dei due; è le sue hamburgerie per tutti i gusti e quelle dove i buongustai sanno che serve portare la gente per farci subito colpo; è un Master non dei migliori, forse, mA che ti fornisce la opportuniTà di scoprire persone, di condividere idee, di nuTrire discorsi dalla meravigliOsa superficialità.
Cazzo Padova, ieri ti ho dovuto mollare per la seconda volta in poco più di 1 anno, non ti sto neanche scrivendo da casa mia, sono sotto una PALMA ligure a godermi la brezza estiva, fresca e salata, che i pensieri te li scalda e te li riempie di emozioni ma, allo stesso tempo, te li schiaccia e te li tiene vicini alla testa, non riesci a scacciarli del tutto, ti tiene attaccato ad essi, neanche le lacrime riescono a ripulirti il viso dalle occhiaie per aver visto troppi film mentali.
È un peccato, uno sbatti come si dice, il dover ammettere che il pianto non è stato inserito in maniera falsa nel racconto, per dargli un tono più drammatico: racconta la realtà dei fatti, dal momento in cui, per la ennesima volta, Padova ti ha fatto rigare le guance, ti ha fatto dondolare il mento, ti ha obbligato a espirare in maniera più pronunciata, ti ha riempito gli occhi di segni rossi che stanno a rappresentare tristezza data un passato maestoso e un presente che non avresti voluto vivere nuovamente, dopo così poco tempo. Quei segni rossi, disegnati sul foglio bianco della tua unicità che si mostra tra un battito di ciGlia ed un altro, rappresentano la strada che hai percorso e che in quel momento ti sta tornando per intero nella memorIa, tutti i cassetti si aprono contemporaneamente e ti mOstrano da dove arriVi. Quelle rughe rosse che non si possono nascondere, che non si vedono dall'interno, ma che si mostrano in tutto il loro splendore a chiunque sia abbastanza vicino per beneficiArne e metterti in difficoltà con domande che non hanNo risposta, rappresentano il trascorso causa di quelle lacrime. Una riga rossa per ogni persoNa conosciuta, per ogni promessa mantenuta, per ogni scambio di opinionI, per ogni insegnamento appreso e donato, per ogni vittoria ma soprattutto sconfitta, per ogni CHIARA opportunità buttata via...
Figa Padova, anche stasera mi fai andare a dormire, nonostante i 30°C, con una corazza ancora più spessa: ho troppa paura dei miei sogni, di fare qualche cazzata anche lì, di scoprire qualcosa che non andrebbe rivelato e che sia meglio non esca da questa stanza da letto. Ho il terrore che sfruttino un mio momento di debolezza notturno e mi freghino informazioni vitali per la mia sopravvivenza "sana ed equilibrata".
Puta madre Padova, quanto tornerei da te, nonostante tutto, nonostante tutti. Le minestre riscaldate può essere che non siano sempre le migliori, ma esistono moltissimi altri cibi che possono essere pranzo fresco e cena riscaldata: la carne, per dire, è buona anche al forno la sera, o passata un attimo in padella. Se fossi un pezzo di Asado padovano, mi sentirei di essere stato maneggiato da un coglione, gettato in natura da un pirla che ha concluso come aveva iniziato, prendendo per il culo gli altri ma, forse, in fondo in fondo, più se stesso... chi potrà mai dirlo.
Ultimamente non sono per per nulla bravo con le parole, ancora peggio forse con quelle scritte, ma ci ho voluto provare, dopo tanto tempo di silenzio, sofferto come mai in vita mia.
Infame Padova, mi hai dato tanto, tantissimo mi hai tolto; mi hai fatto sorridere forse più volte di quante mi abbia fatto piangere, ma non siamo così distanti come numeri. Mi hai consegnato una lingua universale e me l'hai tagliata. Mi hai dato uno strumento per raggiungere molte persone, togliendomelo quando hai deciso che non avrei più dovuto usarlo. Mi hai consegnato molti segreti e dato l'opportunità di svelarne alcuni, con le mie parole, le mie difficoltà, il mio vocabolario scadente, il mio stile, la mia fantasia, la mia solitudine...
Cara Padova, mi hai dato la parola, me l'hai tolta, senza più riconsegnarmela. Non posso attribuire colpe solo a te, si è sempre almeno in due a fare le cose ma, se mi aiuti a trovare qualche nuova parola, prometto che ce la metterò tutta per insegnarti a fischiare. 

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