LA TUA CORONA

Sento spesso in giro che la cosa che rende infernale questo periodo, anche più della guerra a volte, sia il fatto che sono impossibili le manifestazioni di affetto, di qualsiasi tipo, caratteristiche dell'essere umano. A me personalmente sta cosa non tocca molto, non mi sono mai piaciuti, e credo continueranno a non piacermi, gli abbracci, i baci e via dicendo... quindi tra, non sto avendo molte limitazioni in sto periodo, se non avessi nulla da fare, credo sarei una persona molto più impegnata di quanto non lo sia ora con l'università, credo tornerei ad essere quel bambino che adorava stare in casa sua o nel suo giardino a giocare, credo tornerei a fare il militare di notte con la torcia sul fucile a pallini, con la mimetica che mi arriva al ginocchio e la camicia militare che mi arriva al gomito, ma cazzo quanto sarebbe divertente. Credo chiederei a mia mamma di fare un quadro insieme, di giocare coi colori nella speranza di crearne di nuovi; oppure mi metterei di mia volontà a riempire di niente una tela delle dimensioni della mia voglia di sporcarmi le mani. Leggerei un sacco di libri in più, traendo da ognuno di essi degli spunti per i miei. Forse scriverei molto di più del niente che sto scrivendo, cercherei ovunque l'ispirazione per descrivere nei minimi particolari un omicidio, una fuga, una cena, una scopata, un amore, un odio, un giardino primaverile e uno abbandonato anche dalle stagioni, una città in risalita e una che sta cadendo a pezzi. Potrei usare le parole di Ken Follet per descrivere i tratti del mio più grande amore o del mio peggior nemico, chissà che non si conoscano nelle fantasie dello scrittore britannico.
Uno potrebbe dire che tutte queste cose potrei comunque farle, ma sono troppo in sbatti per le lezioni online, non riesco a farmele piacere, non esiste l'università senza l'università e le lezioni in telematica non sono università.
Si sentono un sacco di uccellini fischiettare dal tavolo sul patio del lato che da sul parco di casa. Provo sempre a imitare i loro richiami, magari c'è qualcuno che riesce a imitare le melodie delle femminucce in calore, così da regalare una delusione ad un altro uccello una volta scoperto che l'amata non era altro che un infame umano. A questi uccellini vorrei un sacco legare un messaggio ad un piedino e confidare al loro orecchio e alla loro memoria il tuo indirizzo. Il biglietto sarebbe ovviamente vuoto, sapresti leggerne il contenuto, ne sono sicuro.
Il cielo oggi è nuvoloso, pochi raggi di sole riescono ad abbagliarmi lo schermo, vorrei provare a seguirli una volta rientrati, per essere come uno di loro, domani, sul tuo di schermo; riempire di luce il viso di una professoressa contrariata nel fare lezioni sulle piattaforme varie.
Il giardino ha l'erba lunga, è da qualche settimana che non viene tagliata, fa capire che ha bevuto abbastanza e ha ricevuto abbastanza luce per una spuntatina, è pronta, non si toglierebbe dal suo destino, qualsiasi cosa succedesse. Quando è così si vede ancora meglio l'effetto del debole vento che ti fa venire mal di pancia se esci leggermente scoperto dopo pranzo perchè "siamo già in primavera, la giacca non serve più, ho il sangue caliente", ma in realtà sei solo un pirla che passerà i suoi prossimi minuti in gabinetto e la tavoletta sarà l'unica cosa caliente. Chissà cosa succederebbe se consegnassi un altro messaggio a quel vento, avrebbe la forza necessaria per arrivare fino a te? Avrebbe la forza di passare tutti i controlli, senza autocertificazione e con una motivazione non molto consistente? Arriverebbe integro o, come col telefono senza fili, ti rivelerebbe il più grande segreto era celato nel mio pensiero?
Dopo aver mandato il messaggio, per essere sicuro sia arrivato a destinazione sano e salvo, vorrei farmi prendere in braccio da un soffio, nascondermi in un loro assembramento senza dire che mi son portato illegalmente dietro dei semi, vorrei arrivare a destinazione dopo aver ascoltato un sacco di storie, dai venti freddi del nord, a quelli pieni di sabbia che arrivano dal deserto, quelli pieni di desolazione delle steppe e pieni di storie matte da Trieste... li saluterei tutti con un lunghissimo UÈ per scendere nel tuo giardino, piantare tutte queste margherite, farne parte come membro della comunità, aspettare con ansia che vengano raccolte per diventare qualcosa che da piccoli si regalava alle proprie reginette, la loro corona.