COME pt. 1

TI HO RIVISTA DOPO TANTO TANTO TANTO TANTO TEMPO era una frase che avevo pensato di dedicare, qualche mese fa, perchè ritengo molte delle sue possibili prosecuzioni pregne di significato e perfettamente adatte per il momento che stavo vivendo. Avrei potuto farlo anche di recente rispetto a quando sto scrivendo tutto questo, almeno un paio di volte, e non solo per descrivere la bellezza estetica di una persona, ma anche per dimostrare come sia stato incredibile rivederti dopo tanto tanto tanto tanto tempo.
Queste occasioni sono sempre speciali, come rivedere una forte LUCE NEL CIELO BLU, diversa da quelle che si vedono spesso ma che raramente ti danno qualcosa. Inutile dire che sempre CI SPERAVO, ma inizio sempre di più a pensare che davvero SONO TUTTI SNOB.
Questo lavoro lo avevo già fatto con un album di Ernia, mi era piaciuto molto ed ero riuscito a dare significato a delle parole o frasi alle quali serviva solamente un mio contesto che si staccasse da quello già perfetto del CD. In questo caso, nonostante io abbia ascoltato le canzoni almeno una 50ina di volte, sono rimasto per l'ennesima volta stupito da quanto i luoghi descritti siano già miei. Molte citazioni le continuerei nello stesso identico modo di come sono riempite dall'autrice. "Sembra scritto da me" ma non lo è e mai lo sarebbe potuto essere, mi sarebbe piaciuto eccome aver avuto una ispirazione che mi portasse a mettere giù dei contenuti del genere ma, OGNI VOLTA CHE TORNAVI, scappavi alla velocità della luce e non riuscivo minimamente a rincorrerti. "QUANTO MI POTREBBE DARE" sono le uniche parole che sempre mi vengono in mente e che mi massacrano ogni volta, perchè la realtà dei fatti è che nulla mi viene regalato. Potrebbe essere la volta buona penso ogni santo episodio, "TU SEI LA MIA" mi dico, ma finisce sempre per non esserlo.
Ho cercato e ritrovato il foglio sul quale avevo scritto i riferimenti dell'altra opera e caspita, molti in meno di questa volta. A sto giro mi sa proprio che LA RISCHIO, non è affatto facile fare qualcosa di leggibile e soprattutto unito e allo stesso tempo personale con tutte menzioni di un qualcosa di non tuo. Ho seriamente PAURA che possa uscire un lavoro inutilizzabile che rimarrà, come più della metà delle cose che ho scritto, disponibile solo ai miei occhi e ai miei ricordi.
Metà pagina già superata, più di quello che ho prodotto negli ultimi mesi messi insieme, ma troppo meno di quello che mi aveva portato l'UNIVERSITÀ, non esiste neanche paragone, anche solo per il fatto che ai quei tempi mi facevi davvero TREMARE IL CORPO.
Le ho contate, sono circa una 80ina, del tutto ingestibili, quasi quasi potrei pensare di dividere in due lo scritto e vedere se riesco a fare dei pezzi che siano collegati ma allo stesso tempo che possano stare bene anche da soli. E se dovessi sbagliare e tutto facesse schifo, CHE NE SARÀ DI NOI? Che ne sarà di questa opera scollegata, lunga, senza un capo e una coda, vuotata dal suo senso logico? Poi ci sarebbe la questione titolo: difficilissima quando lo scritto è uno solo, figuriamoci se fossero due. Avrei voluto chiamarti "COME PENSO L'AMORE", distaccandomi dall'uso di uno dei titoli delle canzoni, come avevo fatto nel precedente lavoro. Che poi sarebbe un bel clickbait perchè l'ultima delle mie intenzioni ora sarebbe quella di narrare come penso l'amore o, peggio, di COME VOGLIO L'AMORE. Ne potrei essere in grado, ma sarebbe un'accozzaglia di minchiatine, interrotte da molto PIANTO direttamente dal PASSATO, anche recente, che non permetterebbe di leggere tra le righe, perchè tutte colate.
"GLI ERRORI SONO FATTI PER RIFARLI" è una delle scuole di pensiero sugli errori e io penso di essere un campione nel settore: innumerevoli quelli fatti in amore e per amore e impossibili da contare le volte che li ho ripetuti perchè non volenteroso di imparare dal DOLORE. TI VORREI MENTIRE ma sono un coglione galattico in materia e penso sempre che qualcuno UN GIORNO MI LIBERERÀ aspettando con ansia la realtà dei fatti e quindi l'ennesimo COLPO.
Nel secondo foglio cercherò di essere più diretto e profondo, non voglio continuare con questa descrizione del nulla mischiato al niente, spero che la prossima pagina sia LA PRIMAVERA che vorrei fosse, quel risveglio di cui tutti avremmo bisogno e in cui sto cercando disperatamente di buttarmi.
Ora entriamo nel mio territorio di competenza, quello DOVE POSSO PARLARE liberamente di tutto, dove posso narrare le gesta delle altre persone senza scrivere i loro nomi ma arrivando dritto al punto, il SESSO, dove avrei voluto portarle tutte. Figa quanto sono stato superficiale, non è da me, soprattutto per chi sa davvero come stanno le cose… NON HA SENSO CHIAVARE solamente, quando dall'altra parte c'è LO SBAGLIO PIÙ FATALE al quale stai per dare retta, nel quale stai per buttarti con tutta la testa. MI SARAI LETALE penso ogni volta che mi getto in qualcosa che puntualmente sarà effettivamente più grande e ingestibile di me e da me.
Ti avrei voluto prendere LE MANI, accompagnarti e poi lasciarti per guardarti DA SOLA COL MARE, cosciente del fatto che NON C'È UN PER SEMPRE, neanche nelle migliori storie d'amore o meglio, non un per sempre fatto di entrambi i corpi, che lo potranno essere solo IN PARADISO. Osservarti mentre il tuo occhio cade sempre sull'onda che si sta abbattendo sulla spiaggia, sempre pronta a lasciare il passo a quella successiva e a quella dopo ancora e così via. Ed è mentre SPIAVO IL MARE che cercavo di spiare te PER NON GUARDARTI PIÙ e fare la figura del fesso al quale alla domanda "a cosa pensi?" sa sempre la risposta ma, mentendo, esce sempre con il solito PENSAVO A… l'immensità dell'universo… COGLIONE.
Forse la realtà è che TU NON ESISTI, che come ti voglio io esisti, come è d'altronde giusto che sia, solo nella mia fantasia. Qua giù nella vita vera dovrei avere un AVATAR che sa adattarsi alle situazioni, adeguarsi ai contesti, non pensare come invece faccio che L'AMORE È SOLAMENTE DI CHI PROVA AMORE NON DI CHI LO RICEVE. Riflettere sul fatto che l'amore è solo GRAZIE A TE che lo ricevi.
La mia vita, da questo punto di vista, è stata spesso LA FESTA DELLA CRUDA VERITÀ, quella realtà che FA TREMARE UN POCO anzi, un botto, ti VOMITA TUTTO addosso e ti fa sentire VUOTO, ti sporca dell'immortale "lo faccio PER IL TUO BENE" che non è mai stato il bene di nessuno, cazzo.
Ma alla fine SONO ANCORA IN PIEDI ed è quando l'hai nuda di fronte che capisci e le confessi che "NELLE TUE PELLI TESSEREI I MIEI MORSI", che con te danzerei nella solitudine di due anime che in quel momento vorrebbero solo essere in compagnia l'uno dell'altro, riempiendo di silenzio sincero e vero il nulla che c'è intorno, cercando nel RESPIRARE dell'altro la voglia di stringere, di fare UNA CAREZZA, di far capire che L'AMORE CHE HO c'è l'ho solo per te, per nessun altro e in nessun altro posto se non qui. È la mano tra i capelli, esultante per ogni NODO CHE SCIOLGO, per ogni ferita disinfettata, per ogni cicatrice lasciata in attesa di raccontare la sua storia quando sarà il momento e quando si collegherà con una cicatrice dell'altro corpo. Entrambe hanno attraversato LA TEMPESTA ma sono lì, pronte ad altre battaglie. È in quei momenti che viene fuori la verità, che la voce si abbassa e il significato della parole si alza. È in quegli istanti che si è pronti ad ATTENDERE IN FILA dietro a tutti i racconti che possono uscire dalle labbra che di lì poco staranno per vivere un'altra storia. È FACENDO L'AMORE che raggiungi l'intimità giusta per poter aprire quelle porte che chiuse servono solo per sbatterci la testa e bloccare tutte le strade che, percorse fino alla fine, portano a panorami mozzafiato. Al contrario, osservarle chiudersi, portandosi dietro quel poco che RESTA DI LUCE, è devastante e NON MI FARÀ VOLARE insieme all'unica persona che potrebbe davvero insegnarmi a cavalcare le nuvole, il vento, la pioggia, i fulmini e i tuoni; per renderti autonomo, di poter galleggiare con lei nell'aria anche se ti cadessero LE ALI.
È sempre il pensare che frega l'essere umano: "PENSO CHE TI STO AMANDO". Errore da non commettere mai e poi mai. O almeno da commettere quando si è sicuri che dall'altra parte sia un SÌ certo, desiderato, voluto, ottenuto. "QUANTO FORTE TI PENSAVO" è un altro macigno sul cuore: quante volte lo hai usato per persone che avevano un'altra PALETTE DI RIFERIMENTO. E tu perseveri, perseveri e ancora perseveri, finendo per esplicitare quel concetto di SVENTRAMI PURE che era chiaro anche ai non vedenti che vi incrociavano.
In questa terza pagina non so bene che piega dare al tutto. Che poi se pubblicato sul blog non c'è neanche la divisione in pagine, è tutto scritto di seguito senza interruzioni, quindi tutto questo si trasformerà in un gioco di immaginazione dove il lettore dovrà fare finta di avere davanti a sé più fogli dai quali attingere ciò che in quel momento ricerca e lasciare indietro ciò da cui non è attratto.
Qui quindi per dire che tante sono le volte in cui il momento è obiettivamente quello sbagliato, quando è evidente che VORRESTI AMARMI MA NON SAI SE c'è lo spazio per farlo. È questa è forse la parte più dolorosa anche se non si è mai consapevoli di quanto sia profonda la ferita: prima è sempre un "ma dai NON PUO FARE COSÌ MALE", per poi trasformarsi in un inevitabile "e ora CHE NE SARÀ DI ME" che non lascia spazio a dubbi e incertezze. Finisci per chiederti se anche dall'altra parte ci sia qualcuno che voglia sapere CHISSÀ COME STO, c'è sempre l'auspicio che effettivamente IL BENE NEL MALE esista per tutti, che non sia solo un messaggio utopico dei più credenti che cercano e sembra trovino almeno qualcosa di lucente anche nel corpo dei più bui.
È questo che ti fa capire che nella realtà IL CUORE VA TENUTO protetto, al sicuro da tutti quegli attacchi che dall'interno arrivano per farsi scoprire e lasciare il fianco aperto anche alle offensive dei nemici esterni, quei conquistadores che non vogliono fare altro che vantarsi con amici e amiche dei territori che posseggono, nella speranza di raggiungere l'obiettivo che all'inizio del gioco è stato consegnato loro.
È mezzanotte, mancano ancora 13 parole all'appello, non sono molto stanco ma il resto della casa è buio e sta dormendo già da un po'. Ogni goccia di sudore che cade sul computer dovuta al caldo asfissiante che avvolge questi argomenti, fa un enorme rumore. Capisci che sei alla stregua delle tue forze, la luce inizia a mancare, a diventare sempre più debole, ti giri e ti rigiri e provi a chiedere al nulla che sta iniziando a circondarti: "vuoi diventare IL MIO NUOVO MAESTRO?", mica VORRAI LASCIARMI CADERE proprio in questo istante, sul più bello, quando si è così vicini alla meta che si inizia a sentire l'odore dell'erba bagnata in zona podio, ma si è ancora abbastanza lontani da poter mollare e riprendere rischiando minime conseguenze. MI VERGOGNAVO a pensarla così un po' di tempo fa, ma è la maturità che ti insegna che se la meta è in vista ma abbastanza lontana da poterla raggiungere in maniera migliore in seguito senza ripercussioni, ci si può anche prendere una pausa. Poi è l'intelligenza che spiega alla pausa come sia effettivamente momentanea, di non prendersela comoda che il traguardo lo si raggiunge a tutti i costi.
Rimane però un finale troppo bello da scrivere per obbligarmi a farlo stasera, senza più lucidità.
Buonanotte.