L'UOMO NERO

Ogni giorno puntualmente aprivo le finestre, in queste cose sono una molto routinaria, il fatto di vivere da tanto da sola non mi fa certo cambiare queste abitudini, giuste o sbagliate che siano.
Lo vidi per la prima volta il 24 ottobre, aveva un cappotto lungo nero, un cappello nero anch'esso che non mi faceva vedere il viso e delle scarpe scure, nel buio avrei rischiato addirittura di non scorgerlo. Non gli avevo dato molta importanza, quante volte mentre aprivo le finestre vedevo gente che mi guardava, magari stavano aspettando una persona, si erano fermati un secondo a riposarsi, erano intenti in un chiamata con le cuffiette wireless, o mille altri motivi. In lui però avevo visto qualcosa di diverso da tutti gli altri, immediatamente mi fece una sgradevole impressione e venni colta da attimi di tensione e brividi lungo tutto il corpo. Una volta spostata verso la seconda finestra della camera era sparito. Passarono vari giorni, trasformatisi in settimane e poi in un mese, quando il 26 novembre mi stava di nuovo fissando mentre aprivo le serrande, ancora più inquietante della volta precedente. Rimasi qualche secondo ad osservarlo, per vedere se si fosse mosso o se mi avesse almeno dato un buon motivo per non preoccuparmi della sua presenza, ma non successe nulla di tutto ciò, anzi. Non vedevo i tratti personali, ma sentivo il suo sguardo e il suo respiro sui miei occhi e sul mio collo, era lontano svariati metri ma era come se fosse di fronte a me, a pochi centimetri dal mio naso.
Passai come sempre alla seconda finestra, svanito, nel nulla...
Una settimana passata come se niente fosse, anche se la mia abitudine di aprire le serrande alla stessa ora mi stava iniziando a stufare, inconsciamente, senza volerlo, iniziavo a ritardare sempre di qualche minuto, fino al non aprirle neanche un giorno nel quale il rumore della pioggia sul balcone era talmente forte da togliermi qualsiasi voglia di guardare il mondo esterno.
Il martedì successivo, 3 dicembre, eccolo ancora lì. Ero in ritardo di dieci minuti rispetto alla tabella di marcia, aveva aspettato tutto questo tempo? Pura coincidenza? Cosa cazzo voleva da me?
Non potevo rispondere a nessuna di queste tre domande, ma il sangue iniziava a gelarsi quando il suo sguardo invisibile si posava su di me da sotto i portici, dall'altro lato della strada.
Inaspettatamente il martedì 10 dicembre non si presentò davanti alla mia finestra, nonostante quel giorno feci tutto all'orario mio solito, nessun ritardo, solamente un sollievo svegliarsi senza il suo cappello nero e i suoi scarponi che puntavano casa mia.
Come detto all'inizio ho davvero tante cose che ormai faccio automaticamente, senza rendermene conto, sempre alla stessa maniera e negli stessi orari, una delle poche eccezioni è la chiusura delle serrande, non lo faccio mai alla stessa ora, per il semplice fatto che non vado a letto ad orari predefiniti. Quel martedì alla televisione non c'era nulla di interessante e su YouTube avevo già guardato tutti i video dei quali mi importava, così decisi di aprire il mio solito sito di streaming e guardarmi l'ultimo uscito di un attore comico che adoro. Il film non fu alla altezza degli altri, ma lui rimane comunque un genio. Non essendoci pause e neanche pubblicità, alle undici di sera ero già bell'e che pronta per andare a letto, con il mio solito pigiama di seta, decisa ad abbracciare il piumone di piume d'oca che ho da una vita, ma da sempre mi tiene il caldo di cui necessito nelle fredde notti invernali. Ultima tappa che mi divideva dal mondo dei sogni era la chiusura delle serrande, in scioltezza, prendendo quel filo di freddino fondamentale per rendere ancora più bella la discesa al caldo di Morfeo.
Mi stupì intravedere un movimento mentre chiudevo tutto, così decisi di riaprire, avrei preferito non farlo, col senno di poi. Era lì che mi fissava, ma non dall'altra parte del portico, sul marciapiede sotto casa mia, aveva tentato l'avvicinamento, non si era più limitato a fissarmi "dalla distanza", potevo quasi vedergli la lunghezza delle ciglia che fino ad ora erano state nascoste dalla lontananza del suo viso.
I carabinieri arrivarono dopo quindici minuti, prima del previsto, ma comunque inutilmente. Mi chiesero di raccontare in ordine cronologico e il più precisamente possibile cosa fosse successo durante le settimane precedenti, concludendo il tutto in un nulla di fatto, di fronte all'ovvietà del fatto che non si fosse mai azzardato a fare niente. Non potevano capire la situazione di terrore che provavo ogni mattina, ora anche le sere sarebbero state diverse.
Passarono pochi giorni, una pioggia battente continuava a imperversare sulla città da ore, ero stata fuori tutto il giorno senza neanche un ombrello, ero fradicia e distrutta, non vedevo l'ora di immergermi in una vasca di acqua calda, senza rimuginare su tutto quello che mi era accaduto nelle settimane precedenti, cosa quasi impossibile a farsi. Ero usuale andare sott'acqua anche con la testa quando volevo pulire i miei pensieri, avevo proprio voglia di andare nel mondo subacqueo e distaccarmi da tutto, soprattutto da lui, non avevo smesso di pensarci da quando quella sera era arrivato fin sotto la mia abitazione. A metà apnea decido come sempre di aprire gli occhi, non mi dava fastidio l'acqua che penetrava sotto le palpebre.
Era sopra di me cazzo! Mi fissava! Vedevo sopra il ciglio dell'acqua il suo cappello scuro e il cappuccio che faceva ombra su tutta la mia faccia. Ho subito urlato per lo spavento, la bocca mi si riempì di acqua in un millisecondo e rischiai seriamente di affogare, avevo una paura che non mi faceva reagire se non tentare in tutti i modi di buttare fuori l'acqua ingerita, senza soffocarmi, non mi sentivo ancora per nulla pronta a lasciare tutto, meno che meno in questo modo. Sono riuscita a mettere a fuoco di nuovo il mio bagno qualche secondo dopo lo shock che mi ha fatta diventare un vero pezzo di ghiaccio, il cuore aveva praticamente buttato fuori tutta l'acqua dalla vasca, rimanevo io, nuda, spaventata a morte, ma soprattuto, sola. Non c'era nessuno in bagno, la porta era chiusa con una maglietta agganciata alla maniglia, tutto allagato, compresi i vestiti puliti e profumati che avevo lasciato nel bidè per sentirmi fresca e nuova una volta lavata. Ero fredda ma non avevo freddo, l'adrenalina mi scorreva a fiumi e non mi faceva sentire nulla, neanche i vetri che schiacciavo con i piedi, dopo aver rotto una bottiglia di un prodotto che tenevo sul bordo della vasca, non ero stata cosciente dei miei movimenti in quei secondi di terrore.
Non c'era nulla in casa che non andasse, la porta era chiusa, c'erano impronte di scarponi bagnati che erano quelli che mi avevano protetto il piede durante tutto il giorno, c'ero solo io, com'era possibile? Sono sicura di averlo visto cazzo! Dov'è finito?!
Dopo pochi minuti riacquistai quel poco di lucidità che mi fece illuminare, una sola cosa era da fare: corsi alla finestra per vedere se ci fosse qualcuno fuori ad osservarmi, a godere del mio delirio, prima di tutto decisi di guardare al di là della strada, sotto i portici, nulla; abbassai lo sguardo per vedere il marciapiede sotto casa, nulla. Poi di colpo un'ombra si fece visibile al mio fianco, potevo realmente sentire il suo respiro sul mio collo, stavolta, era dietro di me. Non avevo nulla in mano, ero nuda e debole, completamente disarmata e impotente, immobilizzata di fronte ad una finestra che mi avrebbe ucciso se le fossi andata addosso. Così non successe, non feci in tempo ad afferrare la prima cosa che avevo a portata di mano sul comodino, mi girai di scatto... non c'era nulla.
Di chi cazzo era quell'ombra che mi aveva respirato addosso in camera mia? Com'è potuto scomparire in così poco tempo?! Sono ancora più sicura di averlo visto cazzo! Dov'è finito?!
Mi buttai a letto piangendo come quando da bambina sei colpevole di aver fatto qualcosa che non andava fatto, così correvi e ti proteggevi sotto le coperte, nel luogo dove nessuno poteva raggiungerti, dai mostri che avevi sotto il letto, ai genitori che avevi fuori dalla porta, ai bambini che ti prendevano in giro perchè non eri come loro o a quelle invidiose che cercavano di isolarti se eri più fiera di loro. Erano anni che non mi scendeva un numero così copioso di lacrime, come se avessi raccolto tutto quello che mi è piovuto addosso durante il giorno e lo avessi inserito nei sistemi a capo del pianto, per poter non essere da meno rispetto a madre natura. La federa era ormai liquida, se l'avessi strizzata sarebbe uscito almeno qualche litro di acqua mista ai sali minerali che vengono espulsi in questi casi. Non me ne fregava un cazzo, tanto che mi addormentai senza problemi, la mia testa non avrebbe retto un altro istante sveglia in quella giornata.
Da quel giorno non vidi più colui che mi cambiò la vita per sempre, non ero più me stessa, tanto che i crimini che compii di lì a venire li feci tutti vestita in quel modo scuro, passando sempre da casa e fermandomi a fissare le mie finestre aperte nell'oscurità della mia camera. Dopo anni lo incontrai di nuovo, mi era venuto a trovare in carcere, si vede che non riusciva a vedermi con quelle vesti, era insopportabile l'idea di non potermi più ammirare dalla strada, non aveva retto alla mancanza, tanto che questa volta, durante una doccia, mi stavo lavando la faccia ad occhi chiusi, avevo appena finito il mio turno di lavoro in lavanderia, ero sola, sempre la più lenta e spaventata a lavarsi. Aprii gli occhi, era lì. La mia reazione fu la stessa di allora, questa volta indietreggiando; lui non si limitò a guardarmi, mi fracassò la testa contro il rubinetto, mentre l'acqua continuava a sgorgare dallo spruzzino in alto. La stessa acqua che bagnerà il mio sangue e pulirà il mio corpo vestito solo di insicurezze e paure, che mi hanno fatto soffrire per tutti gli ultimi anni della mia vita. Col senno di poi sono stata contenta di quella visita, non avrei retto molto di più neanche io.